Quant’ è efficace l’utilizzo di premi e castighi?

Forse, molti di voi non sanno che nelle prime Case dei Bambini venivano utilizzati sia premi che castighi.

Ci tenevo a dedicare un articolo a questo argomento perché spesso, erroneamente, si crede che il Metodo Montessori sia sinonimo di perfezione e di precisione assoluta!

Il Metodo non nasce con l’intenzione di diventare tale, ma lo diventerà con il tempo ed in seguito ai grandi risultati ottenuti con i bambini.

Maria Montessori, infatti, studierà tutta la vita!

Fu medico, scienziato, antropologo, femminista, psicologa, igienista…

Dopo l’esperienza vissuta con i bambini “frenastenici” o “anormali”, le venne chiesto, dall’ingegnere Eduardo Talamo (che si stava occupando della riqualificazione di San Lorenzo), di occuparsi dell’educazione dei bambini del quartiere.

Nasce così la Prima Casa dei Bambini, era il 6-01-1907.

Ciò che Montessori voleva offrire loro erano nuove condizioni di vita ed opportunità educative. Pensò così di proporre lo stesso materiale utilizzato con i bambini frenastenici ed osservarne le risposte. Nonostante l’ambiente spoglio ed i pochi materiali (prettamente sensoriali) in quegli anni si ottennero ottimi risultati.

Quindi per arrivare a parlare di Metodo Montessori, come lo conosciamo oggi, ci vorranno molti anni e cambiamenti pedagogici.

Inizialmente, infatti, gli ambienti erano completamente diversi da come li vediamo oggi:

  • Il mobilio non era a “misura di bambino“, ma alto e pesante!
  • I materiali erano chiusi a chiave negli armadi;
  • Era usata la “cattedra”.

Non solo l’ambiente, ma anche la maestra era diversa e adottava, ad esempio, premi e punizioni.

Ne: Il segreto dell’infanzia, vengono descritte molto chiaramente le reazioni dei bambini a “premi” e “castighi”.

Vidi un bambino seduto in una poltroncina in mezzo alla stanza, tutto solo e senza far niente. (…) Questa (la maestra) mi raccontò che il bambino era in castigo. Ma poco prima aveva premiato un altro bambino, mettendogli sul petto la decorazione. Questi però, passando accanto al castigato l’aveva passata a lui”.

 M. Montessori, osservando la reazione del “premiato” e del “castigato” capì quanto fosse inutile la loro applicazione. In entrambi i casi, infatti, i bambini rimanevano indifferenti!

“La maestra finì per sentire una specie di vergogna.”

Così, dopo diverse osservazioni, i premi ed i castighi non vennero più applicati!

Montessori, osservando i bambini al lavoro, ne rimase meravigliata.

  • Capì che la soddisfazione era dovuta non al premio, ma al lavoro compiuto in maniera corretta e con estrema precisione. I bambini erano soddisfatti del proprio lavoro ed il “controllo dell’errore” (insito in ogni materiale), permetteva loro di auto-correggersi e di perfezionarsi in completa autonomia (senza alcun bisogno né di premio, né di castigo, né di interventi verbali).

Ci tengo a sottolineare che un bambino, a cui cade ad esempio l’acqua da un travaso, rimane comunque un bambino felice e, soprattutto, “attivo” e libero di agire (perchè ha la possibilità di “riparare” in piena autonomia il “danno”, senza alcun tipo di intervento “esterno”). Da questa consapevolezza, il bambino si perfeziona a tal punto di eseguire il lavoro con movimenti precisi e perfetti!

  • Invece, per i bambini un tempo “castigati” Montessori pensò di agire diversamente.

“Ponevamo allora un tavolino in un angolo della sala e vi isolavamo il fanciullo, facendolo sedere in una poltroncina davanti ai compagni e dandogli tutti gli oggetti che desiderava”.

Ne: Il bambino in famiglia, Montessori spiega chiaramente come questo “isolamento” riuscì sempre a calmare il bambino.

Ciò che mi stupisce di Montessori è la sincerità! Il suo modo di scrivere, le sue “rivelazioni e “confessioni” fanno in modo che tante maestre e genitori si sentano realmente aiutati e meno in colpa. Un esempio: confessa ai lettori (ne: Il bambino in famiglia) che i bambini che disturbavano inizialmente: “venivano subito osservati in modo particolare dal medico, ma molto spesso si trattava di fanciulli normali” .

Così, attraverso l’utilizzo dell’isolamento, le maestre iniziarono ad osservare che il bambino “disturbatore” si calmava, diventava orgoglioso e soddisfatto del proprio lavoro, nonché rispettoso nei confronti dell’ambiente, di sé e degli altri.

“Era una lezione oggettiva efficacissima sul contegno.”

Perché? Vediamolo insieme…

Ponendo il bambino seduto al tavolino, comodo e davanti i compagni:

  1. Imparava, osservandoli, il modo corretto di agire, muoversi e comportarsi.
  2. Nasceva in lui, in maniera spontanea, il desiderio di lavorare e di sentirsi soddisfatto (proprio come accadeva ai compagni).
  3. Facendo sedere il bambino, la maestra non interveniva verbalmente. Il bambino si auto-disciplinava attraverso l’osservazione e l’interesse per gli altri.

“Abbiamo ricondotto così alla disciplina tutti i bambini che (…) sembravano in principio ribelli. (…) Non so che cosa avvenisse nella loro anima, ma certo fu sempre definitiva e profonda la “conversione” degli isolati”.

Se hai dubbi e/o perplessità in merito a questo argomento, scrivimi a a info@cosmomontessori.com 🙂

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