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	<title>genitori Archivi - CosmoMontessori</title>
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	<description>Benvenuti in CosmoMontessori</description>
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	<title>genitori Archivi - CosmoMontessori</title>
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		<title>“Non ce la faccio!”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 14:05:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ADHD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottobre è il mese dedicato alla consapevolezza sull’ADHD, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.Un’occasione preziosa per fermarci a riflettere, conoscere e comprendere meglio quei bambini che, ogni giorno, ci insegnano che esistono tanti modi diversi di pensare, muoversi e vivere il mondo. Che cos’è l’ADHD? L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che riguarda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://cosmomontessori.com/2025/10/07/non-ce-la-faccio/">“Non ce la faccio!”</a> proviene da <a href="https://cosmomontessori.com">CosmoMontessori</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ottobre è il mese dedicato alla consapevolezza sull’ADHD, il <strong>Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.</strong><br>Un’occasione preziosa per fermarci a riflettere, conoscere e comprendere meglio quei bambini che, ogni giorno, ci insegnano che esistono tanti modi diversi di pensare, muoversi e vivere il mondo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cos’è l’ADHD?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che riguarda il funzionamento del cervello, in particolare le aree che regolano attenzione, autocontrollo e comportamento.<br>Si manifesta attraverso tre principali dimensioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Iperattività:</strong> il bambino è sempre in movimento, fatica a stare fermo, si annoia facilmente e cerca costantemente stimoli.</li>



<li><strong>Impulsività: </strong>reagisce in modo immediato, senza riflettere, spesso con intensità e difficoltà a controllare le emozioni.</li>



<li><strong>Disattenzione: </strong>fatica a mantenere la concentrazione, tende a distrarsi facilmente e incontra difficoltà nel portare a termine compiti o attività.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">⚠️ Attenzione!<br>Tutti i bambini possono essere vivaci, distratti o disorganizzati — ma non tutti hanno un ADHD.<br>Per poter parlare di disturbo, è necessario che vi sia una <strong>compromissione funzionale,</strong> ovvero difficoltà significative che incidono sulla vita quotidiana, scolastica o sociale del bambino.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le cause dell’ADHD?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ADHD è un <strong>disturbo neurobiologico complesso</strong> e non esiste una causa unica che lo determini.<br>Le ricerche scientifiche evidenziano<strong> un’origine multifattoriale</strong>, in cui fattori genetici, biologici e ambientali interagiscono tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Studi genetici hanno dimostrato che l’ADHD presenta una <strong>componente ereditaria </strong>importante: in circa il 60% dei casi, un bambino con ADHD ha un familiare che manifesta o ha manifestato la stessa condizione.<br>Tuttavia, non è stato individuato un “gene dell’ADHD” specifico: in realtà sono coinvolte alterazioni di diversi geni che influenzano il funzionamento dei neurotrasmettitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Non mi soffermo su aspetti clinici e specifici: se vuoi approfondire, ti consiglio alcuni testi di riferimento nella sezione dedicata su <a href="https://www.amazon.it/hz/wishlist/ls/G6WN71NDT3DA?ref_=wl_share" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Amazon</a>.)</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ADHD e comorbidità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ADHD raramente si presenta in modo isolato.<br>Spesso si accompagna ad altri disturbi del neurosviluppo o dell’apprendimento, come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Disturbi specifici dell’apprendimento </strong>(dislessia, disortografia, discalculia…);</li>



<li><strong>Disturbi del linguaggio;</strong></li>



<li><strong>Disturbi della coordinazione motoria;</strong></li>



<li><strong>Disturbi d’ansia o dell’umore.</strong>..</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa coesistenza, definita comorbidità, può rendere più complesso il quadro clinico e influire sulla quotidianità del bambino.<br>Per questo motivo è importante che la valutazione diagnostica sia accurata e multidisciplinare, coinvolgendo figure diverse — in particolare psicologi e neuropsichiatri infantili, professionisti abilitati alla diagnosi — insieme ad altre figure di supporto come logopedisti, psicoterapeuti, educatori e tutor dell’apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere la presenza di comorbidità non serve a “moltiplicare le etichette”, ma a capire meglio il bambino nella sua globalità, così da poter intervenire in modo mirato e rispettoso dei suoi bisogni reali.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avere un ADHD non significa <em>essere</em> ADHD</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante ricordare che avere un disturbo non coincide con essere un disturbo.<br><strong>Un bambino “ha” l’ADHD, ma non “è” l’ADHD.<br></strong>La sua identità, la sua sensibilità, la sua intelligenza e la sua unicità vanno ben oltre la diagnosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ADHD non è qualcosa di statico: evolve con il bambino, cresce con lui.<br>Il bambino iperattivo può diventare un adolescente impulsivo o un adulto con difficoltà di concentrazione, ma con un adeguato supporto educativo e terapeutico può imparare a gestire le proprie energie, sviluppare strategie e trasformare la propria vivacità in risorsa.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Come educatori, insegnanti e genitori, siamo chiamati a <strong>guardare oltre i comportamenti</strong>, per cogliere i bisogni che li generano.<br>Spesso, dietro un gesto impulsivo o una distrazione, c’è un bambino che fatica a gestire il suo mondo interiore, non un bambino “difficile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ambiente educativo accogliente, strutturato e comprensivo può fare la differenza.<br>Quando l’adulto si pone come guida e non come giudice, quando riesce a leggere i segnali del bambino con empatia e competenza, allora la scuola diventa davvero un luogo di crescita e non di frustrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi non è un’etichetta, ma uno strumento di comprensione e di aiuto.<br>Riconoscere precocemente le difficoltà significa poter agire in modo tempestivo, prevenendo disagi emotivi e scolastici.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Come tutor DSA e BES e pedagogista ci tengo a lasciare un <strong>invito alla riflessione.</strong><br>Riflettere sull’ADHD significa aprirsi a una visione più ampia dell’educazione, capace di accogliere la diversità come risorsa e non come limite.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>È un invito a comprendere prima di giudicare,<br>a osservare prima di correggere,<br>a educare prima di etichettare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se l’articolo ti è piaciuto, lascia un cuore e condividilo con chi potrebbe trovarlo utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se desideri approfondire questi temi o hai bisogno di un supporto individuale, vuoi organizzare un incontro formativo (online o in presenza) puoi <a href="https://cosmomontessori.com/info/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">richiedere una consulenza pedagogica.</a><strong><br></strong>Ti invito anche a visitare la sezione <a href="https://cosmomontessori.com/formazione-eventi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Formazione/Eventi </a>e a iscriverti alla <a href="https://cosmomontessori.com/newsletter/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">newsletter </a>per rimanere aggiornatə sulle ultime novità e iniziative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito, altri link che potrebbero interessarti!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://cosmomontessori.com/il-metodo-montessori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Metodo Montessori</a>;</li>



<li><a href="https://cosmomontessori.com/2025/04/05/segni-invisibili-limpatto-delle-parole-sui-bambini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Segni invisibili: l’Impatto delle parole sui bambini;</a></li>



<li><a href="https://cosmomontessori.com/2021/10/15/quali-libri-proporre-ai-bambini-storie-di-fantasia-o-realta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quali libri proporre ai bambini? Storie di fantasia o realtà?</a>;</li>



<li><a href="https://cosmomontessori.com/2022/02/18/quant-e-efficace-lutilizzo-di-premi-e-castighi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quant’ è efficace l’utilizzo di premi e castighi?</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima ed un caro saluto da&nbsp;<strong>CosmoMontessori!&nbsp;</strong></p>
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		<title>Segni invisibili: l’impatto delle parole sui bambini</title>
		<link>https://cosmomontessori.com/2025/04/05/segni-invisibili-limpatto-delle-parole-sui-bambini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 13:03:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segni invisibili: l’Impatto delle parole sui bambini Tutti noi, ripensando alla nostra infanzia, possiamo ricordare un momento in cui ci siamo sentiti feriti da un adulto: un insegnante, un genitore, un educatore&#8230; Una frase di troppo, un rimprovero ingiusto, un tono di voce troppo alto. Piccoli episodi che, nel tempo, possono lasciare tracce profonde. Quel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Segni invisibili: l’Impatto delle parole sui bambini</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti noi, ripensando alla nostra infanzia, possiamo ricordare un momento in cui ci siamo sentiti feriti da un adulto: un insegnante, un genitore, un educatore&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una frase di troppo, un rimprovero ingiusto, un tono di voce troppo alto. Piccoli episodi che, nel tempo, possono lasciare tracce profonde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel ricordo, a distanza di anni, può emergere sotto forma di indifferenza o di rabbia, ma rimane inciso nella memoria perché, nel nostro “noi bambino”, ha segnato qualcosa. Il respiro che si fa più corto, il battito del cuore che accelera, le mani che tremano. Sensazioni fisiche che raccontano un cambiamento interiore, una ferita emotiva che fatica a rimarginarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo ancora la “me bambina” che, con il cuore in gola, cercava di recitare una poesia a memoria. Il vuoto, l’imbarazzo, lo sguardo severo dell’insegnante e poi il rimprovero. Quel giorno qualcosa dentro di me si è spezzato. L’insicurezza ha iniziato a insinuarsi nei miei pensieri, rendendo più difficili lo studio, i compiti, la scuola&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il peso di quell’esperienza si è trascinato negli anni, creando blocchi e fragilità che ho dovuto affrontare con tanto impegno e forza di volontà. Alcuni li ho superati, altri ancora fanno parte di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, fortunatamente, molti insegnanti sono più attenti alle parole che usano. Sanno quanto sia importante dosare i toni, rispettare i tempi di ogni bambino, costruire un ambiente di apprendimento sereno e inclusivo. Eppure, nonostante la buona volontà, può capitare che un bambino si senta comunque ferito. Perché le parole non sono solo suoni: portano con sé significati, emozioni, pesi che possono essere percepiti in modo diverso da chi le riceve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché <strong>osservare </strong>è fondamentale. Un adulto attento sa cogliere quei piccoli segnali che raccontano un disagio: uno sguardo abbassato, un’esitazione, un silenzio improvviso. Stimolare il dialogo, creare un clima di fiducia e apertura permette di affrontare insieme quei momenti in cui una parola può diventare un macigno. Perché crescere <strong>non </strong>significa &#8220;non cadere mai&#8221;, ma sapere che c’è qualcuno pronto a tenderti una mano per aiutarti a rialzarti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono stati episodi significativi nella tua infanzia? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Condividili nei commenti o in privato. 🙂 </p>



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<p class="wp-block-paragraph">Articoli consigliati:</p>



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		<title>Esistono lavori &#8220;da femmina&#8221; e &#8220;da maschio&#8221;?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 13:26:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono lavori &#8220;da femmina&#8221; e &#8220;da maschio&#8221;? Nelle scuole Montessori, l’ambiente è attentamente preparato per rispondere ai bisogni di sviluppo e agli interessi dei bambini. In particolare, l’area di vita pratica, che include attività quotidiane come travasi, cucina, cura dell’ambiente e lavori manuali, può generare domande che affondano le radici in stereotipi di genere. Frasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://cosmomontessori.com/2025/01/26/esistono-lavori-da-femmina-e-da-maschio/">Esistono lavori &#8220;da femmina&#8221; e &#8220;da maschio&#8221;?</a> proviene da <a href="https://cosmomontessori.com">CosmoMontessori</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Esistono lavori &#8220;da femmina&#8221; e &#8220;da maschio&#8221;?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle scuole Montessori, <a href="https://cosmomontessori.com/il-metodo-montessori/lambiente-maestro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’ambiente </a>è attentamente preparato per rispondere ai bisogni di sviluppo e agli interessi dei bambini. In particolare, l’area di vita pratica, che include attività quotidiane come travasi, cucina, cura dell’ambiente e lavori manuali, può generare domande che affondano le radici in stereotipi di genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Frasi come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>“Mio figlio non vorrà mai lavare i panni, è un maschio!”</em></li>



<li><em>“La bambola è un lavoretto per le femmine, giusto?”</em></li>



<li><em>“Il capo-cameriere è un maschio, le cameriere invece apparecchiano.”</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;riflettono una visione profondamente sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <a href="https://cosmomontessori.com/il-metodo-montessori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metodo Montessori</a>, non esistono discriminazioni di genere né etichette predefinite. Gli ambienti sono progettati per essere accessibili a tutti i bambini e l’unico criterio che guida la scelta delle attività è l’interesse personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo che, in questo approccio, non è l’insegnante a decidere il lavoro per il bambino: è il bambino stesso a scegliere, seguendo i suoi bisogni e le sue curiosità. La maestra ha il ruolo di ponte tra il bambino e l’ambiente, presentando i materiali e lasciandolo libero di esplorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi spazi ordinati e accoglienti, vedremo bambini lavare i piatti, pulire i vetri, lavare i panni delle bambole, senza alcun giudizio. Allo stesso modo, bambine che lavorano con gli attrezzi, inchiodano, levigano il legno o giocano con le macchine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ruolo cruciale dell’adulto di riferimento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto conta l’adulto nella trasmissione di stereotipi di genere? Il mio pensiero personale va oltre il Metodo Montessori: se tutti adottassimo la stessa filosofia educativa, non avremmo bisogno di spiegare la parità tra uomini e donne, né ci troveremmo a combattere contro il divario professionale, economico e sociale che ancora oggi colpisce le donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, assistiamo a un incremento delle disparità di genere e della violenza domestica. Le istituzioni, le scuole e i servizi educativi possono fare la loro parte. Come? Offrendo stimoli e risposte appropriate fin dall’infanzia, eliminando le discriminazioni e promuovendo il rispetto reciproco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È frequente che tra i bambini emergano momenti di discriminazione sessuale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>“Questo gioco è da femmine!”</em></li>



<li><em>“Non posso scegliere il rosa, sono un maschio!”</em></li>



<li><em>“Vorrei giocare a calcio, ma non è uno sport per femmine!”</em></li>



<li><em>“Se mi lego i capelli, mi prenderanno in giro!”</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi episodi, spesso sottovalutati o ignorati, richiedono invece un intervento attivo. È fondamentale parlare con i bambini e guidarli nella comprensione dell’uguaglianza di genere e del rispetto per gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come affrontare queste situazioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave è <em>parlare</em> con calma e pazienza. Ad esempio, potremmo dire: <em>“Come credi si senta Chiara dopo che le hai detto che giocare con le bambole è solo per femmine?”</em>. Questo tipo di riflessione aiuta i bambini a sviluppare empatia e a mettere in discussione pregiudizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È altrettanto importante non imporre limiti nel gioco: facciamo capire ai bambini che possono esplorare qualsiasi attività, indipendentemente dal loro genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ricordiamo che il miglior insegnamento è l’esempio. I bambini assorbono atteggiamenti e comportamenti dagli adulti di riferimento: se noi per primi eliminiamo stereotipi e pregiudizi, loro seguiranno il nostro esempio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concetti come rispetto, uguaglianza e superamento dei comportamenti sessisti si apprendono gradualmente, attraverso il tempo e l’esperienza. Sta a noi adulti creare un ambiente che favorisca questi valori e, soprattutto, viverli quotidianamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tu, come affronti il tema dell&#8217;uguaglianza di genere con i tuoi figli o studenti? Qual è il tuo pensiero a riguardo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prossima ed un caro saluto da&nbsp;<strong><a href="https://cosmomontessori.com/info/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CosmoMontessori!&nbsp;</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>“L’ascolto attivo” di Thomas Gordon</title>
		<link>https://cosmomontessori.com/2022/01/10/lascolto-attivo-di-thomas-gordon/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2022 17:52:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“L’ascolto attivo” di Thomas Gordon Così come Maria Montessori, anche Thomas Gordon ci parla di auto-educazione, ossia un individuo che riesce a “gestire” da solo la sua formazione. Quindi, l’insegnante ed il genitore dovrebbero imparare a sentirsi meno guida e ad ascoltare di più, in modo da promuovere i bisogni e i desideri del bambino, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://cosmomontessori.com/2022/01/10/lascolto-attivo-di-thomas-gordon/">“L’ascolto attivo” di Thomas Gordon</a> proviene da <a href="https://cosmomontessori.com">CosmoMontessori</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading"><strong><em>“L’ascolto attivo” di Thomas Gordon</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Così come Maria Montessori, anche Thomas Gordon ci parla di <strong><a href="https://cosmomontessori.com/2021/07/23/lindipendenza/">auto-educazione</a></strong>, ossia un individuo che riesce a “gestire” da solo la sua formazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, l’insegnante ed il genitore dovrebbero imparare a <span style="text-decoration: underline;">sentirsi meno guida</span> e ad <strong>ascoltare di più,</strong> in modo da promuovere i bisogni e i desideri del bambino, garantendo la <strong>libertà di agire.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo T. Gordon:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Ognuno apprende facendo”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><u>L&#8217;educazione dovrebbe andare dall’esterno verso l’interno</u></strong>, questo perchè il bambino apprende in maniera attiva e dinamica attraverso l&#8217;esperienza diretta <a href="https://cosmomontessori.com/il-metodo-montessori/lambiente-maestro/">sull’ambiente</a>. Così come per M. Montessori, anche per T. Gordon, <span style="text-decoration: underline;">bisogna partire dai genitori</span> poiché, nonostante il bambino sia capace di auto-educarsi, necessita di persone che garantiscano lui la libertà, la comprensione, la cooperazione, l’empatia e che non impongano limitazioni o ostacoli nella sua crescita e apprendimento, che gli diano fiducia, stima, rispetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, spesso ed inconsapevolmente, sono i genitori che provocano delle <a href="https://cosmomontessori.com/2021/10/12/il-capriccio-deformazione-dello-spirito-o-azione-illogica/">regressioni</a>:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“feriscono il loro orgoglio, sbriciolano la loro sicurezza, reprimono la loro creatività, opprimono la loro vitalità, sprecano il loro affetto.”</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(T. Gordon)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto che l’adulto (e l’insegnante) instaura con il bambino è di fondamentale importanza, perché va ad intaccare ed influenzare la sua <strong>formazione</strong> e il suo apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive T. Gordon:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Sembra che ciò dipenda dal modo in cui parlano con loro, dal modo in cui reagiscono ai conflitti quotidiani, dal modo in cui impongono la disciplina e dal modo in cui inculcano in loro i propri valori morali ricorrendo al potere e all’autorità.” </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Thomas Gordon pensò di creare un vero e proprio programma educativo (<strong>PET: Parent Effectiveness Training</strong>) per preparare i genitori e poi gli insegnanti all’educazione dei propri figli. Con questo programma Gordon sostiene che il genitore può stimolare lo sviluppo, della libertà e della disciplina, <strong>accettando l’individuo </strong>e il suo volere di auto-realizzarsi. È bene che egli promuova la creatività, l’espressione spontanea, l’empatia, la possibilità di apprendere facendo esperienza diretta sull’ambiente, la bontà e l’onestà. Per fare in modo che tutto ciò diventi realtà è necessario che la famiglia, così come la scuola, mettano in atto “<strong><u>l’ascolto attivo</u></strong>”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Quando si diventa genitori, accade un fatto strano e malaugurato. Si comincia ad assumere un ruolo, a recitare una parte, dimenticando di essere una persona. […] Si pensa di dover indossare la tonaca del genitore. […] Si assumono certi comportamenti perché si crede che i genitori debbano comportarsi così.”</em> </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(T. Gordon)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Indubbiamente i genitori hanno grosse difficoltà quando nasce un figlio: paura di sbagliare, senso di totale responsabilità, senso di ansia e di angoscia generale sono quelli più comuni. L&#8217;errore, si verifica, quando si annullano come persone e si sentono degli “dèi” capaci di rispondere ad ogni domanda che gli viene posta. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><span style="text-decoration: underline;">Il genitore deve ben comprendere che egli è innanzitutto una persona dotata ancora di personalità e libertà</span> (concetti che sembrano annullarsi per i genitori quando nasce un figlio). Secondo Gordon questo è l&#8217;errore più grave.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Dimenticare la propria umanità è il più grave errore di chi diventa genitore”. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è bisogno di essere attori o fingere di provare sentimenti (quando in realtà sono fittizi). Incongruenza, incoerenza, falsa accettazione sono tutti atteggiamenti da evitare. Per cui i genitori<span style="text-decoration: underline;"> potrebbero evitare la nascita di <a href="https://cosmomontessori.com/2021/10/30/come-gestire-il-capriccio-del-tuo-bambino/">conflitti </a>nei figli</span>, cambiando il loro <strong>atteggiamento</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è bene rispondere sempre alle domande dei figli (anche perché non è detto che gli adulti possano avere sempre la risposta). Secondo Gordon, bisogna incoraggiarli ad assumersi:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“la responsabilità di trovare soluzioni personali ai propri problemi.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>L’ascolto attivo</strong>” dovrebbe essere applicato sia nelle famiglie che nelle scuole, poiché eviterebbe tanti sensi di colpa da parte dei genitori e degli insegnanti e mancanza di accettazione da parte dei figli. Bisognerebbe dedicare e dare loro tempo; avere pazienza e non opporsi al loro fare.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>N.B.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le citazioni sono tratte dal libro di Thomas Gordon, <em>Genitori efficaci, </em>edizioni la meridiana, Molfetta, giugno 2015.</p>
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		<title>Come gestire il &#8220;capriccio&#8221; del tuo bambino?</title>
		<link>https://cosmomontessori.com/2021/10/30/come-gestire-il-capriccio-del-tuo-bambino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 19:56:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come gestire il &#8220;capriccio&#8221; del tuo bambino? “I capricci sono espressioni di una perturbazione interna, di un bisogno insoddisfatto che crea uno stato di tensione e rappresentano un tentativo dell’anima di chiedere, di difendersi”. (Maria Montessori) Secondo Maria Montessori il &#8220;capriccio&#8221; è &#8220;un bisogno insoddisfatto&#8220;. Nel momento in cui il bambino reagisce al &#8220;no&#8221; ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come gestire il &#8220;capriccio&#8221; del tuo bambino?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“I capricci sono espressioni di una perturbazione interna, di un bisogno insoddisfatto che crea uno stato di tensione e rappresentano un tentativo dell’anima di chiedere, di difendersi”.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(Maria Montessori)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Maria Montessori il &#8220;<em>capriccio</em>&#8221; è &#8220;<em>un bisogno insoddisfatto</em>&#8220;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel momento in cui il bambino reagisce al &#8220;<em>no</em>&#8221; ad una nostra richiesta in maniera brusca e violenta, come ad esempio: broncio, pianti, urla ecc&#8230; l&#8217;adulto si chiede: </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Come reagire a questi comportamenti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, bisogna comprendere la motivazione del &#8220;capriccio&#8221;. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Qual è il motivo che spinge il bambino a reagire in questo modo?</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Cos&#8217;ha scatenato la reazione?</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">A molti di voi, sembrerà tutto molto &#8220;idealista&#8221; ma, lavorando con i bambini da molti anni, posso assicurarvi che non è così&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo insieme un po&#8217; di esempi pratici!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivati a scuola il bambino non vuole infilarsi i calzini, inizia a dire: </p>



<p class="wp-block-paragraph">-&#8220;<em>tu</em>!&#8221;;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8211; &#8220;non sono capace!&#8221;;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>-&#8221; non ce la faccio!&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, l&#8217;adulto/educatore, deve incoraggiare il bambino a farlo da solo e non deve ASSOLUTAMENTE assecondare il bambino nella sua richiesta. Quindi&#8230;. passando un po&#8217; alla pratica potremmo stimolare l&#8217;autonomia del bambino dicendo:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8211; &#8221; Non c&#8217;è bisogno del mio aiuto, prova tu&#8221;;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>-&#8221; Preparati che ti aspettano i compagni&#8221;; </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>-&#8220;Dai, forza che ti aspettano tanti lavori da fare!!!!!!&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il bambino è restio, piange, urla, si butta a terra, l&#8217;educatore può cambiare strategia:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>-&#8221; Guarda Carlo, se hai bisogno di aiuto io.  Ti posso far vedere come si infilano i calzini, però poi dovresti provare tu con l&#8217;altro, va bene?&#8221;;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">oppure&#8230;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8211; &#8220;Facciamo, uno io e uno tu?&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se hai bisogno di risolvere una situazione che si verifica spesso a casa o a scuola puoi contattarmi tramite email: <strong>info@cosmomontessori</strong>.<strong>com</strong>, oppure, sui social (<strong>instagram </strong>e <strong>Facebook</strong>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritornando all&#8217;argomento &#8220;<em>capriccio</em>&#8220;, secondo Maria Montessori, questi non vanno né sottovalutati, né assecondati perché possono provocare un &#8220;<em>imperfetto sviluppo</em>&#8220;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso dell&#8217;esempio precedente, se l&#8217;adulto assecondasse ripetutamente il bambino, questi non imparerebbe mai ad infilare i calzini!!!!!! </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il genitore pensa di fare del bene, in realtà si sta sostituendo al bambino, privandolo di un&#8217;esperienza di vita che potrebbe aiutarlo a sviluppare una certa indipendenza e autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei ora prendere un altro esempio in considerazione: <strong>il momento del pranzo</strong> (che preoccupa spesso molti genitori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pranzo, purtroppo, è un argomento molto complesso perchè la serenità, l&#8217;autonomia e la sazietà dipendono da molti fattori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, ti chiederò di rispondere a queste domande: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Quale alimenti proponi al tuo bambino e come?</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il bambino mangia in momenti diversi dai genitori?</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il bambino è abituato a mangiare con tablet, telefono, tv?</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il bambino viene assecondato sempre con gli alimenti preferiti (pizza, bastoncini, pane, latte)?</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, rifletti sulle tue risposte e fai finta di essere il bambino che le riceve. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Come ti sentiresti al suo posto? </li>



<li>Come potresti migliorare la situazione?</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Capirai bene che ogni bambino porta con sé delle esperienze e delle situazioni familiari diverse, per cui è molto difficile dare una risposta generale a questo argomento in quanto bisogna valutare diversi fattori. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sei un genitore o un educatore, oppure, hai bisogno di un consiglio/aiuto per una situazione difficile da gestire, puoi contattarmi in privato e cercheremo <strong>insieme </strong>una soluzione o una strategia educativa da applicare!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricorda</strong>: I capricci vanno compresi e bisogna ricercarne la causa. Le conseguenze di questi comportamenti sono molte(devianze, fughe, conseguenze lontane), se ti va di approfondire l&#8217;argomento  <a href="https://cosmomontessori.com/2021/10/12/il-capriccio-deformazione-dello-spirito-o-azione-illogica/" data-type="URL" data-id="https://cosmomontessori.com/2021/10/12/il-capriccio-deformazione-dello-spirito-o-azione-illogica/">Clicca qui! </a></p>
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		<title>Come organizzare la stanza del tuo bambino?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2021 16:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come organizzare la stanza del tuo bambino? La stanza deve avere delle pareti a tinta unita di colore chiaro (non bianca perché la luce riflette e stanca gli occhi del bambino), deve essere areata e spaziosa. Solitamente l’ambiente viene diviso in diverse zone e adattato in base ai periodi sensitivi che il bambino vive in [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Come organizzare la stanza del tuo bambino?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stanza deve avere delle pareti a tinta unita di colore chiaro (non bianca perché la luce riflette e stanca gli occhi del bambino), deve essere areata e spaziosa. Solitamente l’ambiente viene diviso in diverse zone e adattato in base ai <strong>periodi sensitivi</strong> che il bambino vive in quel momento.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La zona sonno</strong>: predisposta in un angolo della stanza, in modo che la <strong><em>luce</em></strong> diretta non colpisca gli occhi del bambino. La luce, infatti, non dovrà essere centrale e diretta, ma tenue, in modo da garantire un’atmosfera tranquilla e rilassata.</li>



<li><strong>La zona veglia. </strong>Per il <strong><em>pavimento </em></strong>si predilige il legno, poiché è un ottimo isolante.&nbsp; Ciò permette al bambino, che si muove a carponi nella stanza, di non sentire freddo. In questo periodo è opportuno creare uno spazio morbido con un <strong><em>tappeto</em></strong>, dove il bambino è libero di muoversi e di sviluppare diverse capacità (strisciare, afferrare, esplorare…). Inoltre, sopra il tappeto, si posizionerà uno <strong><em>specchio</em></strong> con sotto un <strong><em>corrimano</em></strong>. Quest’ultimo permetterà al bambino di muoversi e, quindi, di irrobustire le ossa; lo specchio invece sarà utile al bambino per riconoscersi, scoprirsi e prendere coscienza della sua individualità.</li>



<li><strong>La zona lavoro:</strong> caratterizzata da mobili e scaffali con vassoi, cesti e materiali (in base alle diverse fasi di sviluppo).</li>



<li><strong>La zona lettura:</strong> con una piccola libreria, abbastanza alta da permettere al bambino di prendere e mettere a posto in maniera autonoma i libri. </li>



<li><strong>Quadretti:</strong> raffiguranti immagini della natura o della famiglia, ad altezza moderata in modo che il bambino possa osservarli.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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